Una città stretta e angusta anche per i pensieri…
Premetto che non sono stata tra i primi sostenitori del Versus “Complanare e non solo”, non tanto perché non ne condividessi i principi, a me che non guido nemmeno la macchina nuove strade non servono, ma perché quando nacque questo comitato chiesi a chiunque incontrassi se questa opera si potesse fermare, ma la risposta fu sempre un chiaro e fermo no. I progetti erano approvati: da Roma tutto ok.
Al che pensai che per ottenere giusti e dovuti risarcimenti a chi di questa complanare e di questa terza corsia dovrà subirne i lavori, gli espropri, l’inquinamento atmosferico e acustico che li porterà probabilmente a non aprire mai le finestre di casa propria e chissà cos altro, ritenevo fosse meglio contrattare fin da subito. Come è noto non lo fecero e la situazione andò avanti, pertanto più che dispiacermi per loro non mi venne in mente nulla da fare.
La speranza legata a tutti i verbi che si sono usati con desinenza -erà per giustificare l’opera, per esempio: migliorerà (la qualità della nostra vita), eliminerà (il traffico), agevolerà (i commerci) mi è passata in fretta ragionando sulle contraddizioni. Si sta facendo credere che libererà la statale, ma con le nuove edificazioni alla Sacelit, con una rotatoria nei pressi della stazione e la nuova viabilità che ne consegue, non ne sono molto sicura. Da tuttologa quale non sono mi astengo dall’affermare se la complanare in generale sarà un bene, tra qualche anno spero si tireranno le somme. Nel frattempo rimane la vicinanza a quelle persone di cui so già per certo che la società autostrade e il comune di Senigallia hanno rovinato la vita.
La crisi economica, la fretta, i problemi quotidiani ci fanno dimenticare la cosa più importante: la salute. L’aver collaborato per mesi in una lista con un oncologo, aver conosciuto la sua giornata tipo, la sofferenza e la morte con cui ha tutti i giorni a che fare, a chi come me evita di guardare film tristi per allontanare tali pensieri cupi è stata forse la lezione più importante.
Senza contare che col tempo quel no senza ma e senza se mi ha affascinata. La costanza, l’impegno e il continuare ad andare avanti solo per un principio non è qualcosa che capita di vedere tutti i giorni soprattutto a chi come me ha frequentato seppur per breve tempo la politica dei vincenti. L’altra motivazione che mi spinge a sostenerli è il biasimo con cui vengono trattati. Se il progetto ha ottenuto migliorie il merito è loro e dei soldi che hanno speso e non certo della politica, mentre il disprezzo creato intorno le loro legittime battaglie quello sì che è merito della politica.
Ora pochi giorni or sono ho appreso dello sfaldamento del comitato e mi impegno umanamente a comprenderne le ragioni (chi non si logorerebbe in battaglie continuamente perse??).
Ma dedico questo mio primo post al Comitato perché so che non si è affatto sfaldato anche se a molti farebbe piacere togliersi da davanti agli occhi questa noia. So che chi continua andrà avanti e più sicuro di poter contare sugli altri rimasti e su quelli che arriveranno, perché quello che anima queste persone non è tanto la tutela del proprio orticello. Vanno avanti anche se sbattono sempre il muso contro i poteri forti consci che certe battaglie devono essere portate avanti anche se la probabilità di vincerle è pressoché nulla.
Il comitato deve andare avanti, ma se non vogliamo continuare ad essere sparuti gruppi di formichine dobbiamo smettere di guardare colori, ideologie e altro per creare insieme quel “e non solo” del comitato. Io credo che sia proprio quel “e non solo” che possa migliorare la scarsa democraticità esistente a Senigallia e iniziare davvero a creare problemi alle imposizioni calate dall’alto.
Se è non è sufficiente rigettare l’idea di considerarsi formichine e la capacità di indignarsi di cui non tutti sembrano purtroppo dotati, ci si faccia forza sul fatto che prima o poi tutti rischiamo di veder grossolanamente calpestati anche i nostri orticelli...
lunedì 26 aprile 2010
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